Paolo e Alina si affacciarono al giordino, e subito
si fermarono tremanti. Due enormi pitbull, uno nero e uno bianco, dagli occhi
di fuoco e il manto lucido, gli sbarravano la strada. Ringhiavano mostrando i
denti, i muscoli di tutto il corpo ben tirati.
- Dimenticavo! Sono Diablo e Neve. Sono di guardia qui. Non lasciano passare nessun
estraneo.
Paolo non voleva far capire a Ariel di essere
terrorizzato, e a causa della paura non riusciva a pensare, a trovare la
soluzione. Sembrava pietrificato.
Ma ecco dei passi:
- volevate lascirci indietro... Cosa fate, i
fidanzatini. Qui c’è un mondo da salvare e voi... - Era Alice, che arrivava con Frida. Erano
dimaste discretamente indietro. – Ma perchè state lì immobili come mammalucchi?
_ Guarda, Alice, che meraviglia! – Frida, avanzando
aveva visto Neve e Diablo. - Venite
pulcini, venite qui, volete due coccole, lo so. Qui nessuno ve ne da!
- Sei pazza, questi ti sbranano! – Paolo, sempre più
preoccupato, guardava i “pulcini” avvicinarsi all’amica. Stranamente non
ringhiavano più. Forse si preparavano così all’attacco.
Arrivati di fronte a Frida, osservandola come
incantati dalla sua nenia sciocca di complimenti e tenerezze. E mentre gli
amici rabbrividivano, Frida carezzava il
muso e faceva il solletico sulla testa. E i due mostri si buttarono a terra, a
pancia in su, per lasciarsi grattare e massaggiare il pancino.
Alina era esterrefatta: - Come hai fatto?
- Io amo gli animali, gli parlo. Po ho fatto un
corso. Poi ti spiego.
I ragazzi presero
fiato un attimo, con i cagnoni ai loro piedi, cui diedero da bere dalle
loro bottigliette di plastica.
- su fidanzatini, si va. –il gruppo si faceva
sempre più numeroso: Neve e Diablo si accodarono alla compagnia, sicuramente
con l’intento di difendeli nella difficile impresa.
- Guardate quella figura scura vicino alla fontana:
non è lui, Kevin?
- Ma non è solo!
Kevin aveva caldo. Gli abiti dello spazzacamino
erano pesanti. Non poteva toglierli, temeva di non essere più invisibile ?????
Era andato a prendere un po’ di fresco in giardino.
Ed ecco una figura minuta nascosta in un pastrano marrone. Si avvicinò: ecco
gli cchi azzurri, dolci e ingenui, il viso pallido e timido,la fronte corruciata da chissà quali
preoccupazioni.
-Principessa! Ti nascondi? Io ti riconosco da mille, no, da un milione di anni. Principessa…
- Principessa? Io sono lo scrivano, lo scrivano del
re. Come avete compreso che sono una fanciulla, nessuno se ne accorge, sotto
questo pastrano! E, vi dirò, questo non mi dispiace, sono sempre e solo lo
scrivano. Mi scusi, lei come sa...?.
- Mi scusi, non volevo essere indiscreto, ma il
portamento,. l’espressione e lo sguardo dicono molto di voi…
- Mi scusi, lei chi è?
- Io sono Kevin, Kevinchenonhapaura… il più coraggioso…
no, schrzavo, volevo dire... sono lo spazzacamino, e sono qui per ripulire i
camini, e mi stavo giusto incamminando verso i tetti, c’è un bel po’ di lavoro
qui.
- Bene, questo mi rassicura… Dallo sguardo fiero
già stavo pensando, che so, ad un ambasciatore, ad un nobile…
- Io? Ambasciatore, nobile? Ma no, non c’è mestiere
più umile del mio!
E parlando i due… si guardavano! Sì, si guardavano
negli occhi! Sì, avete ben capito, già erano innamorati. E ancora non lo sapevano, e non sapevano che
non ci si può innamorare uno spazzacamino e uno scrivano del re, e poi
innamorarsi tra giovani di tempi tanto difficili
e tanto distanti, in verità neanche intuivano quanto, dato che non avevano conoscenza
uno dell’altro da che tempo venisse: una
questione non da poco.
A Kevin venivano alla mente frasi d’amore, ma mica
si può parlar d’amore subito così. Pensò rapidamente… ci volevano argomenti
facili, leggeri, altrimenti la fanciulla timorosa se ne sarebbe volata via…
- Ma… forse lei conosce… la storia buffa che mi ha
raccontato la cuoca? La storia delle piume del re? È storia vera?
- Certo, è tutto vero.
Lo scrivano tra sé e sé pensava: non è certo uno
spazzacamino!
Lo spazzacamino pensava: non me la dà a bere, non è certo uno scrivano!
Da una finestra al primo piano si udirono voci
concitate: lo scrivano, dove si è cacciato?…
E dalle cucine altre voci: Kevin, dove sei?
I bambini chiamavano in coro Kevin, che sembrò non
udirli. Con un sorriso ebete attraversava a passolento i giardini reali, con
una grossa spazzola annerita appoggiata sulla spalla, e reggendo dall’altra
parte una lunga scala di legno.
- Chissà cos’ha in mente!
- Kevin sa in fatto suo. Certamente così camuffato andrà a spiare i petenti del
regno.
- Ma noi non possiamo mica stare qui con le mani in
mano!
- Ragazzi, attenti, avete a che fare con persone cattive e più forti di
voi. Se proprio volete affrontarle, andate prima da Ginetto, vi aiuterà.
- Chi è questo Ginetto?
- E’ il magazziniere. Lo trovate nelle cantine del castello.
- Sappiamo andarci, conosciamo la strada. Ci siamo
stati ai tempi di Barbablù. Allora lì c’erano le prigioni.
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