sabato 11 febbraio 2017

9. Kevin e lo scrivano

Paolo e Alina si affacciarono al giordino, e subito si fermarono tremanti. Due enormi pitbull, uno nero e uno bianco, dagli occhi di fuoco e il manto lucido, gli sbarravano la strada. Ringhiavano mostrando i denti, i muscoli di tutto il corpo ben tirati.
- Dimenticavo! Sono Diablo e Neve. Sono  di guardia qui. Non lasciano passare nessun estraneo.
Paolo non voleva far capire a Ariel di essere terrorizzato, e a causa della paura non riusciva a pensare, a trovare la soluzione. Sembrava pietrificato.
Ma ecco dei passi:
- volevate lascirci indietro... Cosa fate, i fidanzatini. Qui c’è un mondo da salvare e voi... -  Era Alice, che arrivava con Frida. Erano dimaste discretamente indietro. – Ma perchè state lì immobili come mammalucchi?
_ Guarda, Alice, che meraviglia! – Frida, avanzando aveva visto Neve e Diablo. -  Venite pulcini, venite qui, volete due coccole, lo so. Qui nessuno ve ne da!
- Sei pazza, questi ti sbranano! – Paolo,  sempre più  preoccupato, guardava i “pulcini” avvicinarsi all’amica. Stranamente non ringhiavano più. Forse si preparavano così all’attacco.
Arrivati di fronte a Frida, osservandola come incantati dalla sua nenia sciocca di complimenti e tenerezze. E mentre gli amici rabbrividivano, Frida  carezzava il muso e faceva il solletico sulla testa. E i due mostri si buttarono a terra, a pancia in su, per lasciarsi grattare e massaggiare il pancino.
Alina era esterrefatta: - Come hai fatto?
- Io amo gli animali, gli parlo. Po ho fatto un corso. Poi ti spiego.
I ragazzi presero  fiato un attimo, con i cagnoni ai loro piedi, cui diedero da bere dalle loro bottigliette di plastica.
- su fidanzatini, si va. –il gruppo si faceva sempre più numeroso: Neve e Diablo si accodarono alla compagnia, sicuramente con l’intento di difendeli nella difficile impresa.
- Guardate quella figura scura vicino alla fontana: non è lui, Kevin?
- Ma non è solo!

Kevin aveva caldo. Gli abiti dello spazzacamino erano pesanti. Non poteva toglierli, temeva di non essere più invisibile  ?????
Era andato a prendere un po’ di fresco in giardino. Ed ecco una figura minuta nascosta in un pastrano marrone. Si avvicinò: ecco gli cchi azzurri, dolci e ingenui, il viso pallido e timido,la  fronte corruciata da chissà quali preoccupazioni.
-Principessa! Ti nascondi? Io ti riconosco da  mille, no, da un milione di anni.  Principessa…
- Principessa? Io sono lo scrivano, lo scrivano del re. Come avete compreso che sono una fanciulla, nessuno se ne accorge, sotto questo pastrano! E, vi dirò, questo non mi dispiace, sono sempre e solo lo scrivano. Mi scusi, lei come sa...?.
- Mi scusi, non volevo essere indiscreto, ma il portamento,. l’espressione e lo sguardo dicono molto di voi…
- Mi scusi, lei chi è?
- Io sono Kevin, Kevinchenonhapaura… il più coraggioso… no, schrzavo, volevo dire... sono lo spazzacamino, e sono qui per ripulire i camini, e mi stavo giusto incamminando verso i tetti, c’è un bel po’ di lavoro qui.
- Bene, questo mi rassicura… Dallo sguardo fiero già stavo pensando, che so, ad un ambasciatore, ad un nobile…
- Io? Ambasciatore, nobile? Ma no, non c’è mestiere più umile del mio!
E parlando i due… si guardavano! Sì, si guardavano negli occhi! Sì, avete ben capito, già erano innamorati.     E ancora non lo sapevano, e non sapevano che non ci si può innamorare uno spazzacamino e uno scrivano del re, e poi innamorarsi tra  giovani di tempi tanto difficili e tanto distanti, in verità neanche intuivano quanto, dato che non avevano conoscenza uno  dell’altro da che tempo venisse: una questione non da poco.
A Kevin venivano alla mente frasi d’amore, ma mica si può parlar d’amore subito così. Pensò rapidamente… ci volevano argomenti facili, leggeri, altrimenti la fanciulla timorosa se ne sarebbe volata  via…
- Ma… forse lei conosce… la storia buffa che mi ha raccontato la cuoca? La storia delle piume del re? È storia vera?
- Certo, è tutto vero.
Lo scrivano tra sé e sé pensava: non è certo uno spazzacamino!
Lo spazzacamino pensava: non me la dà a bere,  non è certo uno scrivano!
Da una finestra al primo piano si udirono voci concitate: lo scrivano, dove si è cacciato?…
E dalle cucine altre voci: Kevin, dove sei?
I bambini chiamavano in coro Kevin, che sembrò non udirli. Con un sorriso ebete attraversava a passolento i giardini reali, con una grossa spazzola annerita appoggiata sulla spalla, e reggendo dall’altra parte una lunga scala di legno.
- Chissà cos’ha in mente!
- Kevin sa in fatto suo. Certamente  così camuffato andrà a spiare i petenti del regno.
- Ma noi non possiamo mica stare qui con le mani in mano!
- Ragazzi, attenti, avete a  che fare con persone cattive e più forti di voi. Se proprio volete affrontarle, andate prima da Ginetto, vi aiuterà.
- Chi è questo Ginetto?
- E’ il magazziniere. Lo trovate  nelle cantine del castello.
- Sappiamo andarci, conosciamo la strada. Ci siamo stati ai tempi di Barbablù. Allora lì c’erano le prigioni.


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