giovedì 2 febbraio 2017

2. Il risveglio

Il risveglio

Nel pieno della notte Paolo si svegliò. La mente correva agli eventi della giornata, al ritorno troppo rapido alla normalità. Stranamente questa calma nonlo appagava più. Non riusciva a non pensare alla fuga di Kevin, solo, verso le colline.
Pensava alla fabbrica abbandonata. Al letto senza lenzuola, ai libri ammucchiati a terra, agli abiti stropicciaiti, alle carte di pizza... Niente era cambiato quelgiorno, Kevin non era tornato. 
Si affacciò alla finestra e vide la luna piena straordinariamente luminosa in un cielo buio e senza stelle. Sembrava spostarsi verso le colline. Sembrava chiamarlo. Lamente era occupata dal pensiero di Kevin solo che si stava ficcando in chissà quale impresa… e gli bruciava sempre più che l’avesse escluso dalla nuova impresa e dalla sua amicizia.
-  Kevin, tieni duro, arrivo, che tu lo voglia o no!
Si mise in tasca il coltellino e pochi soldi, osservò il sonno stranquillo di Alice e uscì.
- Alice non deve sapere, altrimenti ce la troviamo alle costole…
seguì la luna piena, che aveva macchie strane:  non c’erano i mari, un’ombra ricurva disegnava un sorriso.
Percorse vie note, passando davanti alla scuola e alla fabbrica abbandonata. Aveva già  sbirciato il pomeriggio, aveva visto il  letto senza lenzuola, i libri ammucchiati a terra, gli abiti stropicciaiti, i cartoli vuoti delle pizze... Niente era cambiato quelgiorno, Kevin non era tornato. 

Arrivò al sentiero che  gli era familiare, alla cascina, e si accorse che c’era una sagoma scura  dove la via si biforcava, per portare a sinistra al borgo e al castello incantato. Provò un po’ di paura, e per un attimo si chiese se era nel giusto a mettersi in quell’impresa.
- Ciao Paolo! – una voce allegra, che ben conosceva, arrivò dall’ombra. E Frida, illiminata dalla luna, gli corse incontro e l’abbracciò.
Parlarono della giornata intensa e felice che era appena terminata, per poi condividere dubbi e preoccupazioni sulla scomparsa di Kevin.
-  E Alice?
- Meglio non sappia nulla…
- Parlate di me per caso? - ed eccola arrivare, la piccola peste, con la fedele Betta, la sua bambola preferita, sotto il braccio e uno zainetto pieno di merendine sulle spalle.
Alice era sgusciata fuori dalle lenzuala, facendo attenzione che la bambola parlante non si svegliasse. Si era infillata una tutina rosa e le scarpe da ginnastica rosa, aveva preparato il suo zainetto (rosa) infilandoci le cibarie che poteva prendere senza aprire il frigo, per non far rumore. Qualche monetina dal salvadanaio.
Erano tutti stanchi morti, e dormivano della quarta. Bene, neppure Paolo si era accorto di nulla. Sarebbe stato capacissimo di farle un predicozzo e svegliare la mamma per fare la spia, salvo poi copiarle l’idea. Anzi, pensò bene di fare  un bel fagotto con le coperte, così se qualcuno avesse sbirciato nella stanza avrebbe pensato  che lei era sotto il piumone… Niente cellulare, che poi la polizia l’avrebbe intercettata. Tra sé diceva, scivolando piano fuori dalla porta: - Kevin, stai tranquillo, arriviamo. Io e Betta (la bambola). -

- Non è possibile. Alice, sei tu? Ma cosa fai qui?
- Forse quel che fai tu.
-Ora te ne fili a casa, retrofront! Qui si prospettano pericoli, il castello maledetto...
- Vuoi mandarmi a casa? – docile, imbronciata.
- Sicuro
- Ma tutti chiederanno dove sono stata, e io potrei fare la spia…
- Carogna! – Non sopportava i ricatti della viziata sorella, ma in fondo in fondo gli faceva piacere di averla con sè.
- Mi dai la mano. Che è così buio che noi un po’ di  paura ce l’avremmo…
- Ma poco fa stavi dormendo!  Perché non vuoi tornare dalla mamma?
- No no, se salvate il mondo, ci sarò anch’io!
- Salvare il mondo? E da che?
- Dalle ingiustizie.
- Tu che ne sai?
- Me l’ha detto Mafalda-
-  Quando mai?
- Poco fa in sogno. Mi ha detto di seguire la luna, ci avrebbe aiutato. E mi ha detto di sbrigarmi, che come al solito non mi volevate con voi.
-  Non fare così! E’ che sei piccola! Non mettere il broncio.
Bugiardo! Sono grande! E ho partecipato a tutte le vostre imprese come una grande!
Rassegnati, proseguirono in fila indiana, Paolo e Frida con Alice in mezzo, imboccando il sentiero che portava al castello. Procedevano con passo incerto, per via delbuio e dell’asperità del terreno.

Arrivarono al castello all’alba. Non c’era più la luna a guidarli. Ma un presentimento li portò al grande albero  presso il quale avevano sostato a far merenda con Mafalda, il giorno delle visita al borgo in festa. A terra c’era un  fagotto di stracci.  Si avvicinarono, e cosa videro! Il giubbotto di Kevin abbandonato fra l’erba alta! Cosa poteva essergli successo!  Si avvicinarono ancora… Le scarpe da ginnastica, le conoscevano bene! Avevano smpre più paura e cominciarono a tremare un po’. La manina di Alice sudava stretta a quella di Frida. Si fecero coraggio e si avvicinarono ancora. Videro allora che nel giubbotto e nelle scaarpe da ginnastica c’era proprio lui, l’amico Kevin!
Kevin dormiva della quarta. Questo non li stupiva, abituati a vederlo arrivare sempre in ritardo a scuola. Ma non stavano nella pelle, volevano parlargli. Così decisero di interrompere il suo sonno, toccandogli leggermente la spalla.
Kevin si svegliò di soprassalto, con un balzo si ritrovò seduto di fronte agli amici che ridevano. Si fregò a lungo gli occhi. Era un sogno?
- Vedi, vedi, hai avuto paura… non me la raccontavi giusta, kevinchenonhapaura. Ah ah - Paolo non si lasciò sfuggire questa piccola vendetta… ma fu cosa di una attimo, e si abbracciarono tutti ridendo e raccontando delle stranezze degli adulti il giorno prima.

Fecero merenda con le cibarie partate da Alice, e si avviarono  decisi. Senza parlare, presero tutti la stessa direzione. 

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