Paolo, Alice e Frida si avviarono verso le segrete,
rimaste uguali. Buie, polverose, piene di ragnatele.
Proviamo a cercare qui. Almeno sapessimo cos’ha in
mente!
Trovarono per fortuna una una lampada a petrolio e,
timorosi, si avventurarono per i lunghi corridoi. E trovarono damigiane di vino,
casse… e infine ripiani pieni di bottiglie di liquido trasparente… lacrime,
diceva l’etichetta. Poi scatole avvolte nella carta da pacchi: ne svolsero una
e l’aprirono piano... risa di bambini! Si voltarono intorno increduli: le risa
provenivano proprio dalla scatola.
Perché conservare risa e lacrime?
- Ehi voi, che fate? giù le mani, mocciosi! Come vi
permettete! Via, sciò!
A parlare così, con tono concitato, era un ometto
buffo, poco più alto di Paolo, con una lunga barba grigia, e un enorme cappello
a tuba in testa, vestito per il resto come un pagliaccio, con dei larghi
pantaloni a righe e un panciotto nero, occhialni appoggiati su un enorme naso. Arrivava spingendo una
botte, che faceva rotolare.
Paolo diede un pizzicotto ad Alice, che stava
mettendosi a ridere, con una mano davanti alla bocca.
- Smettila, sciocchina, può essere pericoloso!
- E come siete arrivati qui, mocciosi? Questo materiale è prezioso, riservato, è
coperto da segreto di stato! Allora, ditemi, chi siete mai? Sembrate… bambini?
- Siamo Alice, Paolo e Frida. Siamo qui per cercare
il nostro amico Kevin. Non volevamo carpire i tuoi segreti, giuro.
- Chi è questo Kevin? Qui non viene mai nessun
bambino, hanno tutti paura.
- Noi veramente saremmo dei ragazzi, e veniamo
dalla città: Paolo, Frida e Alice. Scusa, ora sai chi siamo, dicci: tu chi sei?
Sono il magazziniere. Ho l’incarico speciale di
conservare e amministrare questo materiale segreto. Qui sono custoditi tutti li dolori e le gioie
del popolo di Gamondio. Risa, pianti, sospiri, d’amore urla di rabbia, parole
di speranza, cantii di ogni tipo: ninne nanne, serenate... Interessante. Ma a cosa serve conservare tutto
ciò?
- Beh, qualcuno un giorno potrebbe averne bisogno.
Senti…
- Sai, noi
vorremmo fare qualcosa per salvare il regno. Questa roba può forse
servire?
Ginetto si mise a ridere.
- Voi, microbi, cosa volete fare?
- Ridi di noi? Facci solo respirare il profumo
della speranza e ascoltare le risa degli altri bambini del regno, e vedrai…
- Allora volete fare sul serio. Allora, come posso
aiutarvi… La speranza, no, non vi serve, ne avete in abbondanza, e le risa dei
baambini, che si odono di rado nel regno, le conoscete bene. Vi darò questo
piccolo flacone, attenzione che è l’unico che ho, pieno di saggezza. E questa
bottiglia piena di coraggio. Ora andate, sciò… Ah, un po’ di umiltà, dove l’ho messa?
Non è che vada a ruba, ma un po’ ne ho censervata da qualche parte...
I tre ringraziaro e si avviarono, percorrendo a
ritroso i corridoi delle segrete. Erano diretti all salone delle riunioni di
governo, guidati dal vociare autoritario dei ministri.
Dov’era Kevin? Dove si era cacciato in questo mondo
ostile, in questo tempo oscuro? Non ti
sei fidato di noi, ma ti ricrederai. Resisti, arriviamo.
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