martedì 7 febbraio 2017

6. Il magazziniere

Paolo, Alice e Frida si avviarono verso le segrete, rimaste uguali. Buie, polverose, piene di ragnatele.
Proviamo a cercare qui. Almeno sapessimo cos’ha in mente!
Trovarono per fortuna una una lampada a petrolio e, timorosi, si avventurarono per i lunghi corridoi. E trovarono damigiane di vino, casse… e infine ripiani pieni di bottiglie di liquido trasparente… lacrime, diceva l’etichetta. Poi scatole avvolte nella carta da pacchi: ne svolsero una e l’aprirono piano... risa di bambini! Si voltarono intorno increduli: le risa provenivano proprio dalla scatola.
Perché conservare risa e lacrime?
- Ehi voi, che fate? giù le mani, mocciosi! Come vi permettete! Via, sciò! 
A parlare così, con tono concitato, era un ometto buffo, poco più alto di Paolo, con una lunga barba grigia, e un enorme cappello a tuba in testa, vestito per il resto come un pagliaccio, con dei larghi pantaloni a righe e un panciotto nero, occhialni appoggiati  su un enorme naso. Arrivava spingendo una botte, che faceva rotolare.
Paolo diede un pizzicotto ad Alice, che stava mettendosi a ridere, con una mano davanti alla bocca.
- Smettila, sciocchina, può essere pericoloso!
- E come siete arrivati qui, mocciosi?  Questo materiale è prezioso, riservato, è coperto da segreto di stato! Allora, ditemi, chi siete mai? Sembrate… bambini?
- Siamo Alice, Paolo e Frida. Siamo qui per cercare il nostro amico Kevin. Non volevamo carpire i tuoi segreti, giuro.
- Chi è questo Kevin? Qui non viene mai nessun bambino, hanno tutti paura.
- Noi veramente saremmo dei ragazzi, e veniamo dalla città: Paolo, Frida e Alice. Scusa, ora sai chi siamo, dicci: tu chi sei?
Sono il magazziniere. Ho l’incarico speciale di conservare e amministrare questo materiale segreto.  Qui sono custoditi tutti li dolori e le gioie del popolo di Gamondio. Risa, pianti, sospiri, d’amore urla di rabbia, parole di speranza, cantii di ogni tipo: ninne nanne, serenate...  Interessante. Ma a cosa serve conservare tutto ciò?
- Beh, qualcuno un giorno potrebbe averne bisogno. Senti…
- Sai, noi  vorremmo fare qualcosa per salvare il regno. Questa roba può forse servire?
Ginetto si mise a ridere.
- Voi, microbi, cosa volete fare?
- Ridi di noi? Facci solo respirare il profumo della speranza e ascoltare le risa degli altri bambini del regno, e vedrai…
- Allora volete fare sul serio. Allora, come posso aiutarvi… La speranza, no, non vi serve, ne avete in abbondanza, e le risa dei baambini, che si odono di rado nel regno, le conoscete bene. Vi darò questo piccolo flacone, attenzione che è l’unico che ho, pieno di saggezza. E questa bottiglia piena di coraggio. Ora andate, sciò… Ah, un po’ di umiltà, dove l’ho messa? Non è che vada a ruba, ma un po’ ne ho censervata da qualche parte... 

I tre ringraziaro e si avviarono, percorrendo a ritroso i corridoi delle segrete. Erano diretti all salone delle riunioni di governo, guidati dal vociare autoritario dei ministri.

Dov’era Kevin? Dove si era cacciato in questo mondo ostile, in questo tempo oscuro?  Non ti sei fidato di noi, ma ti ricrederai. Resisti, arriviamo. 

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