Kevin decise di
introdursi nel castello. I discorsi ascoltati in piazza gli sembravano
tutte panzane. Poveri, guerre...
- Sei pazzo? Dove vai solo e senza armi? Come
vedranno uno sconosciuto, le guardie ti saranno addosso! E con questi abiti
strani, come potrai passare inosservato? – Paolo scrollava la
testa,preoccupata. Sentiva la sua voce, anche se si tappava le orecchie con le
mani.
- Per conoscere i misteri del castello... devo
andarci, solo. Tu occupati di Alice, Frida e Armida.
Voleva andare solo, per non mettere in pericolo i
suoi amici. E soprattutto per dare prova a se stesso del suo coraggio. L’immagine
di Paolo svanì, e la sua voce si ridusse a un flebile sussurro. Sapeva di non
poter trattenerlo. Niente da fare, Kevin
era irremovibile quando si lanciava in un’impresa impossibile.
E si avviò nella notte, guidato dalla luce della
luna.
Arrivò all’alba. Era stanco, impolverato, e
soprattutto affamato. Poteva rimediare qualcosa da mettere sotto i denti
rubacchiando dai cesti dei contadini, ma la curiosità di scoprire i segreti del
castello era più forte. Scivolò alle
spalle dei soldati in armatura, e entrò inosservato. Salì l’enorme scalinata di
marmo con il cuore in gola al pensiero di incontrare qualcuno, e arrivò alla grande sala da
pranzo. Entrando incrociò un maggiardomo, che reggeva un piatto d’argento
contenente una pietanza squisita, a giudicare dal profumo. Si preparò ad una
fuga veloce, ma successe qualcosa di
inaspettato. Il maggiordomo proseguì per
la sua strada senza manifestare nessuna
attenzione nei confronti di Kevin. Sembrava non vederlo neppure. Kevin era
confuso. Come poteva non accorgersi di lui a pochi centimetri. Allora osservò l’interno della sala e vide
due cameriere in piedi a fianco delle cibarie succulente. Stavano
chiacchierando animatamente tra loro. Spettegolando di qualcuno a quel che
pareva. Si mise di fronte a loro, dall’altra parte del tavolo, assicurandosi di
aver la via libera per la fuga a primo strillo delle donne. Eppure niente.
Continuavano a ciarlare e a ridere.
Allora Kevin si fece più ardito:
ehi voi… ascoltate… per chi sono queste
prelibatezze? E’ questa la sala da pranzo del re?
Niente, oltre a non vederlo non sentivano la sua
voce. Scrollò le spalle, senza capire. Poi, vista l’immunità, adocchiò una
torta al cioccolato e si servì abbondantemente, pulendosi poi le dita nella
tovaglia ricamata.
A questo punto riprese a gironzolare sicuro per le
stanze del grande edificio. Qua e là trovava guardie che proteggevano la
regina, la principessa e i ministri in riunione. Si fece sempre più ardito: si
piazzò di fronte al più truce dei soldati e tirò fuori un palmo di lingua, e
poi gli fece pure una pernacchia… cose mai viste. Poi gli cadde lo sguardo su di una foglia
impigliata nella sua casacca, e gli venne un’idea. Il solletico… solletico
sotto il naso – un bel nasone – della guardia. Che cominciò a starnutire e a sudare
abbondantemente, non potendosi fregare
il naso, per non abbandonare la sua posizione statuaria e autorevole.
Smise poi per compassione, ridendo come un matto e
pensando a quando avrebbe
raccontato questa scena agli amici.
Ma come faceva a essere diventato invisibile,
trasparente?
- Che sciocco! Il succo di ciliegia!
Continuò il suo giro. Incontrò la regina che
misurava un abito tutto sete e nastri
dorati, e si appropriò di uno scampolo tutto intessuto di perle da regalare a
Alice. Volle provare il letto regale, morbidissimo, con qualche capriola. Belle
fanciulle che si imbellettavano e corrugavano la fronte vedendo nuvolette di polvere rosa depositarsi
sugli abiti, come se qualcuno la soffiasse verso di loro. I servi che pulivano
i fucili non capivano perché scivolavano via dalle loro mani. E il ministro della guerra, che pareva essere
di casa, imprecò per le porte che
si riaprivano da sole. E questo
gli dava fastidio mentre era in bagno intento a leggere il suo giornalino
preferito, di guerra ovviamente.
Kevin non si era mai divertito tanto. Poteva spiare
i segreti. Ancora non aveva visto il re, ma ci sarebbe arrivato. E poteva muovere gli oggetti non visto, e
cambiare il volgere degli eventi, e forse anche la storia.
Ma ecco il rumore di passi di corsa lungo le
scale... Qualcuno poteva esersi accorto di lui? Meglio non sfidare la sorte, e
filare via...
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