giovedì 9 febbraio 2017

7. L'indifferenza

Kevin decise di  introdursi nel castello. I discorsi ascoltati in piazza gli sembravano tutte panzane. Poveri, guerre...
- Sei pazzo? Dove vai solo e senza armi? Come vedranno uno sconosciuto, le guardie ti saranno addosso! E con questi abiti strani, come potrai passare inosservato? – Paolo scrollava la testa,preoccupata. Sentiva la sua voce, anche se si tappava le orecchie con le mani.
- Per conoscere i misteri del castello... devo andarci, solo. Tu  occupati  di Alice, Frida e Armida.
Voleva andare solo, per non mettere in pericolo i suoi amici. E soprattutto per dare prova a se stesso del suo coraggio. L’immagine di Paolo svanì, e la sua voce si ridusse a un flebile sussurro. Sapeva di non poter trattenerlo. Niente da fare,  Kevin era irremovibile quando si lanciava in un’impresa impossibile.
E si avviò nella notte, guidato dalla luce della luna.
Arrivò all’alba. Era stanco, impolverato, e soprattutto affamato. Poteva rimediare qualcosa da mettere sotto i denti rubacchiando dai cesti dei contadini, ma la curiosità di scoprire i segreti del castello era più forte.  Scivolò alle spalle dei soldati in armatura, e entrò inosservato. Salì l’enorme scalinata di marmo con il cuore in gola al pensiero di incontrare  qualcuno, e arrivò alla grande sala da pranzo. Entrando incrociò un maggiardomo, che reggeva un piatto d’argento contenente una pietanza squisita, a giudicare dal profumo. Si preparò ad una fuga veloce, ma successe qualcosa  di inaspettato.  Il maggiordomo proseguì per  la sua strada senza manifestare nessuna attenzione nei confronti di Kevin. Sembrava non vederlo neppure. Kevin era confuso. Come poteva non accorgersi di lui a pochi centimetri.  Allora osservò l’interno della sala e vide due cameriere in piedi a fianco delle cibarie succulente. Stavano chiacchierando animatamente tra loro. Spettegolando di qualcuno a quel che pareva. Si mise di fronte a loro, dall’altra parte del tavolo, assicurandosi di aver la via libera per la fuga a primo strillo delle donne. Eppure niente. Continuavano a ciarlare  e a ridere. Allora Kevin si fece più ardito:
ehi voi… ascoltate… per chi sono queste prelibatezze? E’ questa la sala da pranzo del re?
Niente, oltre a non vederlo non sentivano la sua voce. Scrollò le spalle, senza capire. Poi, vista l’immunità, adocchiò una torta al cioccolato e si servì abbondantemente, pulendosi poi le dita nella tovaglia ricamata.
A questo punto riprese a gironzolare sicuro per le stanze del grande edificio. Qua e là trovava guardie che proteggevano la regina, la principessa e i ministri in riunione. Si fece sempre più ardito: si piazzò di fronte al più truce dei soldati e tirò fuori un palmo di lingua, e poi gli fece pure una pernacchia… cose mai viste. Poi  gli cadde lo sguardo su di una foglia impigliata nella sua casacca, e gli venne un’idea. Il solletico… solletico sotto il naso – un bel nasone – della guardia. Che cominciò a starnutire e a sudare abbondantemente, non potendosi  fregare il naso, per non abbandonare la sua posizione   statuaria e autorevole.   
Smise poi per compassione, ridendo come un matto e pensando a  quando avrebbe raccontato  questa scena agli amici.
Ma come faceva a essere diventato invisibile, trasparente?
- Che sciocco! Il succo di ciliegia!
Continuò il suo giro. Incontrò la regina che misurava  un abito tutto sete e nastri dorati, e si appropriò di uno scampolo tutto intessuto di perle da regalare a Alice. Volle provare il letto regale, morbidissimo, con qualche capriola. Belle fanciulle che si imbellettavano e corrugavano la fronte  vedendo nuvolette di polvere rosa depositarsi sugli abiti, come se qualcuno la soffiasse verso di loro. I servi che pulivano i fucili non capivano perché scivolavano via dalle loro mani.  E il ministro della guerra, che pareva essere di casa, imprecò per le porte che  si   riaprivano da sole. E questo gli dava fastidio mentre era in bagno intento a leggere il suo giornalino preferito, di guerra ovviamente.
Kevin non si era mai divertito tanto. Poteva spiare i segreti. Ancora non aveva visto il re, ma ci sarebbe arrivato.  E poteva muovere gli oggetti non visto, e cambiare il volgere degli eventi, e forse anche la storia.
Ma ecco il rumore di passi di corsa lungo le scale... Qualcuno poteva esersi accorto di lui? Meglio non sfidare la sorte, e filare via...

Nessun commento:

Posta un commento